Cessione azienda o di ramo d’azienda

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cessione d'azienda

La cessione di un’azienda comprende al suo interno figure molto eterogenee tra loro, che saranno analizzate singolarmente nel corso di questa guida. Come breve premessa, giova ricordare cos’è un’azienda, ai sensi dell’articolo 2555 del codice civile essa è “È il complesso dei beni organizzati ed utilizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. Sono quindi due i requisiti per parlare d’azienda:

– l’organizzazione dei beni, inteso come il collegamento funzionale tra i beni di un complesso produttivo unitario
– la strumentalità per l’esercizio dell’impresa, in quanto si può parlare di un’impresa senza azienda ma non di un’azienda al di fuori di un contesto imprenditoriale.

Il trasferimento può avvenire o inter vivos, cioè tramite un atto tra persone viventi oppure mortis causa, con il subingresso dell’erede nella stessa posizione del de cuius. Nel primo caso, di cui ci occuperemo, il trasferimento può avvenire per diversi motivi, si potrebbe trattare di una cessione di azienda in crisi o anche di un cessione di azienda con dei debiti, quindi per evitare ulteriori perdite l’imprenditore decide di “tagliare” il ramo d’azienda cedendolo ad altra persona.

Più che il negozio inter vivos, tramite cui si effettua la cessione d’azienda, ci interessano gli effetti che vengono prodotti una volta che il contratto si perfeziona. Tratteremo il tutto seguendo il codice civile, in modo da cercare di essere il più chiari possibile, ricordando sempre che è il codice il primo riferimento, guide come queste, non sono altro che strumenti che aiutano a comprendere la norma, senza poter aggiungere altro.

Solo per completezza d’informazione ricordiamo che il negozio inter vivos può essere una cessione come disciplinato dall’articolo 2558 c.c., una concessione di usufrutto ex 2561 cc oppure un affitto ex 2562 cc.. Notiamo quindi come diverse possono essere le motivazione sottese alla cessione d’azienda e i negozi giuridici, restando però inalterati gli effetti che il negozio inter vivos produce, in quanto le diverse norme in materia di circolazione d’azienda tendono a proteggere il bene azienda nonché i terzi, che contrattano con l’alienante.

Occorre a questo punto precisare, che oggetto della cessione d’azienda saranno solo i beni, che servono per l’andamento corretto dell’azienda, quindi ben potrebbe l’alienante trattenere presso di sè un macchinario che non è necessario al corretto funzionamento dell’azienda.

Continuando su tale filone, immaginando un’azienda costituita da più unità produttiva ben si può configurare la cessione di una singola unità produttiva, parlando in questo caso di cessione di ramo d’azienda.
Una volta capito cos’è l’azienda, dobbiamo comprendere cosa cambia nel momento in cui si verifica una modificazione del titolare di quest’ultima.

Gli effetti del negozio inter vivos riguarderanno, volendo rappresentare il tutto schematicamente:

  • crediti d’azienda
  • debiti d’azienda
  • successione nei contratti
  • rapporti di lavoro

Iniziamo ad analizzare cosa accade ai crediti d’azienda, vale a dire ai crediti vantati dall’azienda verso dei debitori. L’articolo di riferimento in questo caso è il 2559 del codice civile, rubricato Crediti relativi all’azienda ceduta.

Il disposto della norma afferma che la cessione dei crediti, anche in mancanza di notifica al debitore, ha effetto verso quest’ultimo nel momento in cui avviene l’iscrizione nel registro delle imprese, tuttavia, il debitore ceduto è liberato se, in buona fede, paga all’alienante, questo dispositivo si applica anche al cado di crediti relativi all’azienda trasferita per usufrutto.

Per quanto attiene ai debiti d’azienda si fa riferimento al 2560 del codice civile, che dispone che l’alienante non è liberato dai debiti, relativi ai crediti maturati prima del trasferimento, se i creditori non vi consentono.

Per quanto riguarda le imprese soggette a registrazione, a norma dell’articolo 2556, risponde dei debiti maturati nell’esercizio precedente all’alienanzione anche l’acquirente, se questi risultano dai libri contabili. La norma si spiega facilmente, in quanto per le imprese soggette a registrazione l’acquirente prima di completare il trasferimento dovrebbe controllare lo stato finanziario dell’azienda, per comprendere cosa sta acquistando.

Norma a sè stante è il 2558 c.c., che come abbiamo visto in precedenza regola la cessione d’azienda quindi la successione nei contratti dell’azienda ceduta. La prima parte della norma disciplina che “se non diversamente pattuito, l’acquirente subentra nei contratti dell’azienda che non hanno carattere strettamente personale”, si nota quindi come da una parte ci sia una previsione espressa riguardo alla possibilità per le parti di decidere in modo autonomo, nel rispetto dell’autonomia contrattuale ex 1321, dall’altra parte si escludono dalla successione i soli contratti strettamente personali, vale a dire quelli intuitu personae.

Nella seconda parte la norma stabilisce la possibilità per il terzo contraente di recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia se sussiste una giusta causa, vengono fatte salve tuttavia le responsabilità dell’alienante.

Il legislatore ha voluto tutelare il terzo contraente, che si sarebbe potuto vedere “ceduto” come nel caso dei crediti, permettendogli di liberarsi dal contratto con l’acquirente entro tre mesi per giusta causa. A puro scopo scolastico potremmo esemplificare dicendo che il terzo recede perché sà che il nuovo acquirente non rispetta le date di scadenze di spedizione, quindi il legislatore per evitare di applicare altre procedure gli concede la facoltà di recedere dal contratto senza dover pagare nessuna penale.

Giungiamo infine a trattare dei rapporti di lavoro nel caso di contratto di cessione d’azienda o di ramo d’azienda. Il primo articolo da tenere presente è il 2112 c.c. in quanto è da qui che parte la nostra trattazione per la discussione dell’argomento. La norma nella sua prima parte tutela ampiamente i lavoratori, in quanto prescrive che “il rapporto di lavoro continua e il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano”.

Cedente e cessionario quindi sono obbligati in solido nei confronti del dipendente per i crediti da lui maturati fino al tempo del trasferimento d’azienda. Nella seconda parte si sofferma specificatamente sul cessionario, che è tenuto ad applicare le norme dei Contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali vigenti, inoltre il trasferimento d’azienda non costituisce motivo per il licenziamento.

Nei tre mesi successivi al trasferimento il dipendente le cui condizioni di lavoro sono sostanzialmente cambiate può effettuare un recesso a norma dell’artico 2119 c.c., evitando quindi sanzioni. La parte finale del 2112 c.c. specifica che tutte le norme in esso contenuto si estendono alle diverse tipologie di negozio che trasferiscono l’azienda.

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