Legge fallimentare: come salvarsi dal fallimento

cessione d'azienda
Cessione azienda o di ramo d’azienda
13 Luglio 2018
Liquidazione d'azienda

Legge Fallimentare

La crisi economica degli ultimi 10 anni ha messo a dura prova molte imprese in tutto il mondo. Anche in Italia molte aziende sono fallite ma nel frattempo la normativa che regola la disciplina del fallimento è cambiata.

La nuova disciplina: dal fallimento alla liquidazione giudiziale

La legge fallimentare è stata da poco innovata da una normativa che ha introdotto un nuovo istituto: la liquidazione giudiziale. L’obiettivo del legislatore è stato quello di velocizzare la soluzione delle crisi a cui possono andare incontro le aziende. Dunque è cambiata non solo la disciplina della materia ma anche la denominazione. Il termine fallimento è scomparso dall’ordinamento giuridico ed è stato sostituito dalla liquidazione giudiziale.

È rimasta l’istanza di fallimento, che si concretizza nell’atto di un soggetto interessato alla situazione di crisi di un’azienda; egli può sollecitare la Pubblica Autorità ad avviare una procedura di liquidazione giudiziale a carico di un soggetto o di un’impresa insolvente nei confronti dei suoi creditori.
Anche la figura del curatore fallimentare esce irrobustita dalla nuova normativa, in quanto ha più poteri rispetto a prima. Il curatore può:

accedere agevolmente a qualsiasi banca dati della pubblica amministrazione;
– prendere l’iniziativa per avviare azioni giudiziali;
ripartire l’attivo dell’azienda tra i soggetti creditori: questa iniziativa in precedenza era a carico del giudice delegato.

Si è fatto riferimento alle tempistiche, che sono state abbreviate per tutelare sia il debitore che i creditori del soggetto fallito. La procedura di fallimento di una srl o di una srls, per esempio, non può durare più di tre anni dall’avvio dell’iter fallimentare.
Anche la distinzione tra azienda insolvente e azienda in crisi oggi è molto più marcata. Un’azienda in crisi non è detto che sia in una situazione irreversibile, l’insolvenza è una prospettiva possibile ma non certa, soprattutto se la crisi viene affrontata nei tempi giusti da soggetti tecnicamente preparati. L’intervento di un organo che aiuta il debitore a risolvere la situazione permette un’analisi oggettiva, punto di partenza imprescindibile per la risoluzione del malessere economico dell’impresa. Sono escluse dal regime di assistenza all’azienda indebitata le società quotate in borsa e le grandi aziende, per cui il discorso è un po’ più complesso.

La fase di allerta

Per scongiurare la liquidazione giudiziale è previsto un periodo di allerta che può essere sollecitato da diversi soggetti. Prima che la situazione fallimentare diventi irreversibile, l’allerta è possibile da parte dello stesso debitore oppure dal tribunale, però su iniziativa dei creditori. Nel caso sia il debitore a mettere in rilievo la crisi dell’azienda agli organi competenti, non sarà lasciato solo in quanto sarà coadiuvato dalla Camera di Commercio che gli metterà a disposizione un organo ad hoc. Il personale tecnico dell’organo e il debitore possono iniziare un processo risolutivo, da portare a termine entro sei mesi, concordato con i soggetti creditori.

Quando invece la procedura viene sollevata d’ufficio, e dunque non su iniziativa del debitore, il tribunale ha facoltà di convocare il soggetto affiancandogli un pool di esperti che lo aiutino a risolvere la crisi nel giro di sei mesi, trovando un accordo con i creditori. Il debitore virtuoso, che avvia la fase di allerta volontariamente, gode di una serie di vantaggi: per esempio non sarà punito per eventuali delitti fallimentari oltre che usufruire di alcune attenuanti, come la riduzione dell’ammontare degli interessi sulle cifre dovute.

Concordato in bianco o con riserva

Nel momento in cui si apre la procedura concordataria l’imprenditore può usufruire di uno strumento utile: il concordato con riserva, più conosciuto come concordato in bianco. La fase dell’avvio dell’iter prevede una domanda incompleta, da qui il nome “in bianco”: l’imprenditore abbozza un piano suscettibile di completamento successivo. Al piano presentato del debitore per far fronte alla crisi devono essere allegati anche il bilancio di ciascuno degli ultimi tre esercizi e una lista dei soggetti creditori e delle somme spettanti. Qual è il significato del concordato in bianco? Grazie al concordato l’imprenditore interrompe gli atti esecutivi e le ipoteche giudiziali. Il fine del concordato con riserva è la soluzione della crisi da parte del soggetto debitore. Il concordato era nato come una procedura eccezionale ma si è trasformata in una consuetudine, perché apporta numerosi vantaggi per il debitore.

Secondo molti addetti ai lavori con la nuova normativa, che di fatto ha stravolto la procedura fallimentare, il concordato in bianco sarà suscettibile di un ridimensionamento. Oggi la liquidazione giudiziale, che ha sostituito il fallimento, si avvale di una procedura più semplice rispetto al passato. L’obiettivo è quello di arginare la crisi impedendo ai debiti di aggravarsi a dismisura. Per questo anche la disciplina del concordato preventivo è stata toccata dalla normativa più recente. Il concordato preventivo aiuta l’azienda a sopravvivere. Una liquidazione giudiziale coincide con la fine dell’azienda. Grazie al concordato preventivo si cercava di mantenerla in vita cercando allo stesso tempo di soddisfare i crediti dei soggetti che li vantano nei confronti dell’azienda. Oggi l’azienda viene liquidata se è in grado di pagare almeno il 20% dei suoi debiti.

Vendere un’azienda indebitata è possibile?

Un’azienda in crisi può anche trovare un acquirente. L’acquisto di una società in liquidazione è abbastanza frequente. A disciplinare questa transazione c’è il contratto di cessione dell’azienda. In che cosa si concretizza esattamente? Il titolare dell’impresa cede a un compratore il complesso aziendale in cambio di un corrispettivo. L’acquirente tuttavia non acquista solamente gli eventuali crediti ma si fa carico anche dei debiti nei confronti dei soggetti creditori. Ossia l’azienda non può essere ceduta solo parte, esclusivamente con i crediti, ma deve essere trasferita in blocco. L’acquirente inoltre subentra nei contratti già esistenti diventandone il titolare. All’interno del contratto l’acquirente può anche esigere che venga inserito il divieto di esercitare concorrenza sleale da parte del venditore nei confronti dell’acquirente.

L’acquisto di un’azienda in crisi per essere fattibile prevede che la stessa azienda abbia determinate caratteristiche. Ovviamente deve essere iscritta alla camera di commercio e non essere stata dichiarata in liquidazione giudiziale. Perché la vendita abbia effetto deve esserci come presupposto la buona fede di chi vende. Il codice prevede anche un’ulteriore possibilità per il soggetto che amministra l’azienda: oltre alla cessione della stessa con la totalità dei debiti e dei crediti il debitore può passare la mano affidando l’amministrazione meramente tecnica dell’azienda a un soggetto in grado di provvedere alla soluzione della crisi. Questa soluzione consente al debitore di mantenere “intatta” la propria reputazione agli occhi di terzi soggetti. Un’azienda liquidata giudizialmente, o meglio la sua amministrazione, non gode di una buona reputazione e fare impresa con un passato problematico può diventare complicato. Tuttavia la cessione dell’azienda in crisi non deve essere vista come un tentativo di sollevarsi da ogni responsabilità quanto invece un atto di responsabilità verso i creditori; l’azienda indebitata spesso viene venduta per affidarla a soggetti in grado di risanarla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Contattaci ora